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Cenni storici del paese


** Piano della forca **


Gesico, con un territorio assai esteso che confinava con i territori di Guamaggiore, Santu Sadurru e Santa Giusta di La nessi e di Villanovafranca esisteva già come villaggio tra il XII e XII secolo; il confine passava sul drinale di Monti Corona, che divideva il saltus di Gesico dal Plano de Trexenta. Sicuramente era una delle ville più popolate della curadoria di Siurgus, insieme a Mandas, con circa duecento abitanti che si dedicavano soprattutto all’agricoltura ma anche alla pastorizia. Quando nel 1320 Gesico lo ritroviamo di nuovo citato nella documentazione storica del 1320 si può supporre,con John Day, che la villa avesse ancora quella stessa consistenza demografica e che i suoi abitanti, nel XVI secolo, si dedicavano principalmente all’agricoltura ma anche al commercio e alla pastorizia con tutte le attività ad essa connessa. Tra il 1218 e il 1320, cambiò la situazione istituzionale e, di conseguenza, quella socio- economica, a causa dei grandi rivolgimenti storici che avevano coinvolto la Sardegna e di conseguenza anche Gesico e tutto il Siurgus: nel 1258 ebbe termine il Regno Giudicale di Calari e Gesico con il Siurgus passarono al Regno di Arborea. Il Giudicato d'Arborea era uno dei 4 Regni confederati della Sardegna Medioevale Indipendente, assieme a quello di Torres, Gallura e Cagliari. Questi ultimi si sciolsero poiché i loro sovrani, ("Giudici", judikes in lingua sarda) contrassero matrimoni ed unioni con persone illustri della penisola italiana, le quali, ereditando i giudicati, col tempo li modificarono fino ad annullarne l'essenza. Il Giudicato d'Arborea combattè contro il governo della Sardegna da parte di stranieri, sia contro Aragonesi e Catalani, sia contro i Pisani e gli Arabi. Lo scopo dei giudici di Arborea era quello di unificare la Nazione Sarda sotto un'unico Regno democratico. I più grandi inseguitori e fautori di questo sogno furono Mariani IV (Mariano Quarto) e sua figlia Lianora de Arbaree (Eleonora d'Arborea). Essi ricononquistarono tutta quella parte. Nel 1304 circa, però Chiano re di Arborea eseguì il testamento del suo predecessore Mariano II e lasciò i territori conquistati all’ex Regno calaritano alla Repubblica di Pisa, sotto queta dominazione troviamo Gesico nel 1320 . In una verde valle ai confini con la Marmilla e il Sarcidano, in provincia di Cagliari troviamo il paese di Gesico. Antico centro rurale ricco di insediamenti nuragici che conta oggi circa 980 abitanti. Situato all’estremità settentrionale della Trexenta ai confini con la provincia di Nuoro è caratterizzato da un paesaggio a dolci rilievi con altitudine massima di m. 501 s.l.m. (Monte San Mauro) e minima di m. 210 lungo la valle del Rio Mannu . Sotto l’aspetto geologico il territorio, di origine miocenica è costituito da conglomerato basale e marne alterne a banchi di calcare quest’ ultimo tipo di roccia ampiamente utilizzato per la costruzione dei nuraghi. Il sistema idrografico è caratterizzato dalla presenza del Rio Mannu, presso il quale sorge il nucleo Gesico, e i numerosi affluenti distribuiti in tutto il territorio. Dalla carta di utilizzazione dei suoli risulta che la maggior parte dei terreni è destinata a “seminativo asciutto” mentre in percentuale minima appaiono il “pascolo ed incolto produttivo”, il “vigneto” e il “vigneto uliveto” . Si tratta quindi di aree quasi totalmente utilizzate per l’agricoltura,i cui produttori principali sono cereali. In quest’ ambiente, favorevole all’insediamento umano, la presenza dell’uomo è attestata dalla preistoria all’età punico-romana prima e medievale poi. La fase nuragica è ben documentata dai numerosi nuraghi ancora visibili. Il monte San Mauro un pianoro che raggiunge l’altitudine di metri 501 s.l.m , su cui sorge la chiesa; qui troviamo frammenti di ceramica d’impasto, numerose schegge di ossidiane e alcune di quarzo. La presenza punica nell’area in esame è attestata non solo dai ritrovamenti archeologici ma anche dai toponimi semitici quali “magumadas” che significa “luogo nuovo” , è lo stesso Gesico che deriverebbe da una forma latinizzata “ gisako” del nome punico “ghersakòn” , oltre al centro di magumadas, che ha restituito materiale di IV- III secolo a.C, è stato individuato nei pressi della chiesa di Santa Lucia una necropoli tardo-punica. Lo stesso sito e altre località hanno restituito reperti di età romana e medievale, spesso venuti in luce nel corso dei lavori agricoli.